Con il ritorno dell’ora legale 2026 dormire bene diventa ancora più difficile. Tra sleepscrolling e ritmi irregolari, gli italiani dormono in media solo 6,4 ore a notte. Ecco la guida pratica di Olimpoflex per ritrovare equilibrio e qualità del riposo.

Il passaggio all’ora legale, quest’anno nella notte tra il 28 e il 29 marzo, ogni anno provoca un piccolo ma significativo cambiamento nelle abitudini quotidiane.
Un’ora in meno di sonno può sembrare trascurabile, ma per molti si traduce in difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni e maggiore stanchezza durante il giorno.
Gli italiani dormono già troppo poco
Il tema si inserisce in un contesto già complesso. Gli italiani dormono in media circa 6,4 ore per notte, meno delle 7-9 raccomandate, e sempre più persone riferiscono una qualità del sonno discontinua. Il cambio dell’ora, in questo scenario, rende semplicemente più evidente una fragilità già diffusa.
A essere più esposti sono i cosiddetti “gufi”: chi tende naturalmente ad andare a dormire tardi, una fascia che si sta ampliando anche a causa delle abitudini digitali.
Smartphone, social e contenuti sempre disponibili hanno allungato le serate, rendendo più difficile staccare e anticipare il momento del sonno.
Il fenomeno dello sleepscrolling
È in questo contesto che si diffonde lo sleepscrolling: lo scorrimento continuo di contenuti nelle ore serali, proprio quando il cervello dovrebbe iniziare a rallentare. Oltre il 70% delle persone utilizza lo smartphone nell’ora prima di dormire, contribuendo a ritardare l’addormentamento e a rendere il riposo più frammentato. Notifiche, aggiornamenti continui e contenuti ad alto impatto emotivo possono mantenere la mente attiva fino a tarda sera, rendendo difficile “staccare” davvero.
Ora legale, la guida pratica per dormire meglio
Per aiutare a gestire al meglio questa fase, Olimpoflex — startup italiana dedicata al benessere del riposo — ha raccolto alcune strategie pratiche per migliorare la qualità del sonno e adattarsi al cambio dell’ora.
Difendere la “zona cuscino”
Anche solo venti o trenta minuti senza stimoli digitali prima di dormire può aiutare il cervello a entrare nella fase di riposo. Il letto dovrebbe restare uno spazio dedicato esclusivamente al sonno. “Il problema non è solo quanto dormiamo, ma come arriviamo al momento di dormire”, spiega Andrea Valente, Founder di Olimpoflex. “Ritrovare il sonno significa prima di tutto ricostruire uno spazio mentale di decompressione”.

Il “download mentale” serale
Pensieri ricorrenti e preoccupazioni mantengono attiva la mente anche quando il corpo è stanco. Scrivere su un foglio impegni e pensieri aperti aiuta a “chiuderli” favorendo l’addormentamento.
Prepararsi gradualmente al cambio dell’ora
Nei giorni precedenti è utile anticipare l’orario in cui si va a dormire di 10-15 minuti per volta, così da consentire al corpo di adattarsi in modo naturale, riducendo l’impatto del cambiamento improvviso.
Sfruttare la luce naturale
La luce è il principale regolatore del ritmo circadiano. Esporsi alla luce del mattino aiuta a sincronizzare l’orologio biologico; la sera, invece, è utile ridurre l’esposizione a fonti luminose intense e schermi.
Gestire il cortisolo serale
L’ormone dello stress dovrebbe diminuire nelle ore serali, ma notifiche e contenuti stimolanti possono mantenerlo elevato anche di notte. Introdurre un rituale di decompressione — lettura, musica rilassante, respirazione lenta — e mantenere orari regolari aiuta il corpo a ristabilire un ritmo più stabile.
Vitamina D e qualità del riposo
Passare più tempo all’aperto durante il giorno contribuisce alla produzione di vitamina D e alla regolazione dei ritmi biologici, migliorando sia i livelli di energia sia la qualità del sonno notturno.
Creare un ambiente di riposo adeguato
Temperatura, luce e comfort influenzano direttamente la qualità del sonno. Una stanza fresca e buia, con un supporto adeguato, aiuta a ridurre tensioni e micro-risvegli.
Monitorare il sonno senza ossessionarsi
Smartwatch e app per il monitoraggio del sonno possono essere utili per aumentare la consapevolezza delle proprie abitudini, ma attenzione: focalizzarsi in modo eccessivo sui dati rischia di generare ansia, un fenomeno che alcuni esperti definiscono “orto-sonnia”. Meglio osservare i trend nel tempo, più che il singolo dato giornaliero, usando questi strumenti come guida e non come giudizio.
“Il sonno sta diventando una nuova frontiera del benessere contemporaneo — conclude Valente — Sempre più persone stanno capendo che la qualità della vita passa anche e soprattutto da come dormiamo”.
(P.P.)