Leggere il tracciato, distinguere un avvallamento in zona d’ombra, anticipare un cambio di pendenza in una frazione di secondo. Nello sci alpino la vista non è un dettaglio: è parte della performance. Il dott. Angelo Appiotti, che ha operato Federica Brignone e altri atleti d’élite, spiega come la qualità visiva influenza il gesto atletico — e quando la chirurgia refrattiva può fare la differenza.

Leggere il tracciato, distinguere un avvallamento in zona d’ombra, anticipare un cambio di pendenza in una frazione di secondo. Nello sci alpino la vista non è un dettaglio: è parte della performance. Il dott. Angelo Appiotti, che ha operato Federica Brignone e altri atleti d’élite, spiega come la qualità visiva influenza il gesto atletico — e quando la chirurgia refrattiva può fare la differenza.
Sulla neve, vedere bene significa anticipare
A velocità elevate e con condizioni di luce in continuo cambiamento, l’occhio di uno sciatore deve elaborare informazioni in tempi brevissimi. La costruzione della traiettoria, la scelta del punto in cui impostare una curva, la capacità di prepararsi a ciò che si incontrerà pochi metri più avanti: tutto passa attraverso lo sguardo.
La visione contribuisce alla coordinazione tra percezione e movimento, aiutando l’atleta a organizzare la propria risposta motoria prima ancora che il corpo la esegua. Un aspetto particolarmente rilevante nelle discipline in cui il margine per correggere un errore è ridotto e ogni decisione deve essere presa in tempi molto brevi.
“Nello sci alpino la visione non è soltanto una questione di nitidezza: significa riuscire a leggere ciò che si ha davanti, interpretare rapidamente i cambiamenti del terreno e adattare il gesto atletico in tempo reale”, spiega il dott. Angelo Appiotti, esperto in chirurgia refrattiva con oltre trent’anni di esperienza nel mondo dello sport agonistico. “Le condizioni di luce possono variare continuamente e, quando si scende ad alta velocità, riconoscere correttamente un dislivello, un cambio di pendenza o una variazione del fondo è importante per orientare le proprie reazioni”.
Il caso Brignone: vedere meglio per sciare con più fiducia
L’esperienza di Federica Brignone è uno degli esempi più concreti di come la qualità visiva possa incidere sulla performance ad alto livello. Miope fin da giovane, la campionessa di sci alpino aveva utilizzato per anni le lenti a contatto, che nel tempo erano diventate sempre meno soddisfacenti durante allenamenti e gare.
Fu il suo allenatore Gianluca Rulfi a suggerirle di confrontarsi con Christof Innerhofer, già operato dal dott. Appiotti. Federica si sottopose a una valutazione specialistica che evidenziò un astigmatismo miopico composto di grado medio, corretto attraverso tecnica FemtoLASIK abbinata al programma PSP – Personal Sportsman Profile.
“Mi sono accorta della differenza soprattutto nelle condizioni di ‘falsa luce’ e di poca visibilità, dove mi sembrava di vedere un po’ di più i particolari”, racconta Brignone. “Questo mi ha aiutata già dall’allenamento ad acquisire più fiducia: fai certi passaggi in un certo modo, come non avevi mai fatto prima, e tutto questo poi te lo porti nel giorno della gara. Vedere meglio e avere più fiducia è davvero fondamentale”.
Il Personal Sportsman Profile: la correzione visiva su misura per l’atleta
Il caso di Brignone illustra un principio chiave: per un atleta professionista, l’obiettivo della chirurgia refrattiva non è soltanto correggere un difetto, ma ottenere una visione stabile e funzionale alle esigenze specifiche della disciplina praticata.
È su questo principio che il dott. Appiotti ha sviluppato il PSP – Personal Sportsman Profile, un protocollo dedicato agli sportivi che scelgono la chirurgia refrattiva.
Il percorso parte da una diagnosi refrattiva di alta precisione e tiene conto delle condizioni in cui l’atleta utilizza la propria visione: velocità, variazioni di luce, sforzo fisico. Tra gli atleti seguiti anche Elena Curtoni, Nicol Delago e Fabiana Fachin (snowboard).
Chirurgia refrattiva e giovani sportivi: da quando è possibile?
Un aspetto ancora poco conosciuto riguarda l’età minima per valutare l’intervento. Indicativamente tra i 18 e i 20 anni è possibile prendere in considerazione la chirurgia refrattiva, anche per chi pratica sport a livello agonistico.
“Anche per un giovane che pratica sport, vedere bene è una componente importante della propria attività e del proprio benessere quotidiano”, spiega il dott. Appiotti. “L’età, tuttavia, non è l’unico criterio: è fondamentale verificare che il difetto visivo sia stabile e valutare attentamente la salute oculare e le caratteristiche della cornea. Non tutti sono candidati all’intervento e non esiste una soluzione valida per chiunque: occorre individuare la tecnica più adatta al singolo caso”.
Per chi pratica sport invernali — a livello professionistico o amatoriale — una valutazione accurata della qualità visiva può essere un punto di partenza utile, da affrontare con il supporto di uno specialista.
(P.P.)