Il 41% delle donne rinuncia alle cure per motivi economici, contro il 30% degli uomini. Un’analisi IQVIA presentata durante un incontro promosso da Lilly Italia con la supervisione scientifica di UN Women mette in luce le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla prevenzione, ai servizi sanitari e al supporto psicologico.

La salute è una priorità per l’84% delle donne e l’82% degli uomini, ma riconoscerne l’importanza non significa necessariamente riuscire a occuparsene con continuità.
Barriere economiche, impegni familiari, vincoli organizzativi e instabilità lavorativa possono rendere più difficile accedere alle cure e mantenere regolari i controlli di prevenzione.
È quanto emerge dall’analisi realizzata da IQVIA e presentata a Sesto Fiorentino durante l’incontro Salute che include. Dalle differenze di genere, nuove prospettive per la salute di tutti, promosso da Lilly Italia in occasione dei 150 anni dell’azienda, con la supervisione scientifica di UN Women.
Quando prendersi cura di sé diventa difficile
Secondo i dati illustrati, solo il 39% delle donne italiane riesce a gestire attivamente la propria salute nella quotidianità. La difficoltà non riguarda quindi soltanto la consapevolezza dell’importanza della prevenzione, ma anche la possibilità concreta di tradurla in comportamenti continuativi.
Il divario emerge con particolare evidenza sul fronte economico: il 41% delle donne dichiara di aver rinunciato alle cure per ragioni economiche, contro il 30% degli uomini.
A incidere è anche la diversa disponibilità di una copertura sanitaria privata o aziendale, presente nel 28% delle donne rispetto al 40% degli uomini. Una differenza che può influire sulle possibilità di accesso alle prestazioni e sulla gestione dei tempi di attesa.
Prevenzione: le differenze nelle diverse fasi della vita
Il rapporto con la prevenzione cambia anche in base all’età. Tra le donne under 35, il 73% cerca informazioni online sulla salute, ma soltanto il 36% effettua esami regolarmente. Nella fascia tra i 36 e i 59 anni, la quota di chi svolge con regolarità esami e check-up sale al 54%, per raggiungere il 66% tra le over 60.
I dati delineano comportamenti differenti nelle varie fasi della vita e ricordano che informarsi non coincide necessariamente con l’accesso effettivo alla prevenzione.
La disponibilità di tempo, le responsabilità familiari e lavorative e le risorse economiche possono condizionare la possibilità di programmare visite e controlli con regolarità.
Anche le fonti informative hanno un ruolo importante. Il medico resta il principale punto di riferimento per uomini e donne, mentre il farmacista mantiene una funzione significativa.
Le donne, secondo l’analisi, utilizzano una rete più ampia di interlocutori, che comprende anche le associazioni di pazienti, e mostrano una maggiore cautela nei confronti dei canali digitali, compresi i contenuti reperibili sul web e quelli generati dall’intelligenza artificiale.

Salute mentale, stress e accesso al supporto psicologico
Le differenze di genere riguardano anche la salute mentale. Dall’indagine emerge che le donne dichiarano livelli di stress e stati ansioso-depressivi circa doppi rispetto agli uomini.
Eppure, anche quando riconoscono la necessità di un sostegno, non sempre riescono ad accedervi: il 15% riferisce di aver rinunciato a percorsi di supporto psicologico a causa dei costi troppo elevati.
Il ricorso allo psicologo varia sensibilmente in base all’età. Tra le donne under 35, il 55% dichiara di aver consultato uno psicologo almeno una volta. La percentuale scende al 34% nella fascia tra i 35 e i 59 anni e al 23% tra le over 60.
Sono dati che richiamano l’attenzione sulla necessità di rendere il supporto psicologico più accessibile, sia sul piano economico sia rispetto all’organizzazione dei servizi. La salute mentale, infatti, è parte integrante della salute complessiva e richiede strumenti di ascolto e interventi adeguati alle diverse condizioni di vita.
Darya Majidi, presidente di UN Women Italy, ha sottolineato come l’attenzione delle donne alla salute si scontri spesso con ostacoli concreti, dai costi delle prestazioni alla difficoltà di conciliare lavoro, famiglia e cura di sé.
Un quadro che, secondo la sua analisi, rende necessario intervenire sulle condizioni che determinano le disuguaglianze, anziché considerare le rinunce come semplici decisioni individuali.
Il ruolo delle aziende nella prevenzione
La tutela della salute passa anche dai luoghi di lavoro, che possono contribuire a ridurre alcune delle barriere emerse dall’indagine. Tra gli interventi indicati figurano le coperture sanitarie integrative, gli screening e i check-up aziendali, insieme a strumenti che facilitino la conciliazione tra attività professionale, genitorialità e assistenza ai familiari.
Lilly Italia ha citato, tra le iniziative rivolte ai propri dipendenti, l’assicurazione sanitaria integrativa, i controlli periodici e gli screening organizzati nel campus aziendale, oltre alle misure dedicate alla genitorialità e al caregiving.
Per il presidente e amministratore delegato di Lilly Italy Hub, Elias Khalil, un sistema sanitario più inclusivo richiede interventi capaci di avvicinare le cure alle persone, investimenti continuativi nella ricerca e una maggiore tempestività nel rendere disponibili le innovazioni terapeutiche.
Il quadro che emerge dall’analisi IQVIA invita quindi a considerare la salute anche attraverso le condizioni sociali ed economiche che rendono possibile — o ostacolano — la prevenzione e la continuità delle cure.
Ridurre le disparità di genere significa intervenire non soltanto sull’offerta sanitaria, ma anche sulle opportunità concrete che ciascuno ha di accedere ai servizi e di occuparsi della propria salute.
(S.R.)