Alimentazione e invecchiamento in salute: al via il Premio Andrea Ghiselli

La seconda edizione del Premio Andrea Ghiselli, promosso da Fondazione Istituto Danone insieme a SINU, mette al centro il rapporto tra alimentazione e invecchiamento in salute. Un tema che guarda alla ricerca scientifica e a una domanda sempre più importante: quali scelte possono contribuire a conservare nel tempo autonomia, capacità fisica e qualità della vita?
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La parola longevità richiama spesso il numero degli anni vissuti. La ricerca sull’invecchiamento in salute sposta però l’attenzione su una prospettiva più ampia: arrivare agli anni che passano conservando il più possibile capacità fisiche e cognitive, autonomia e possibilità di partecipare alla vita quotidiana.

È anche la definizione adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che descrive l’healthy ageing quale processo di sviluppo e mantenimento della capacità funzionale necessaria al benessere nell’età avanzata.

La capacità funzionale comprende, tra gli altri aspetti, la possibilità di soddisfare i propri bisogni, muoversi, prendere decisioni, costruire relazioni e continuare a contribuire alla comunità.

Invecchiare non significa soltanto vivere più a lungo

In questo quadro l’alimentazione occupa un posto rilevante. La qualità della dieta e l’attività fisica sono infatti tra i fattori che influenzano salute, mobilità, indipendenza e capacità funzionale nelle età avanzate, mentre molte delle abitudini che incidono sulla salute futura si costruiscono già durante l’età adulta e la giovinezza.

È proprio questo rapporto tra ciò che portiamo a tavola e il modo in cui attraversiamo il tempo a essere al centro della seconda edizione del Premio Andrea Ghiselli, promosso da Fondazione Istituto Danone in collaborazione con la Società Italiana di Nutrizione Umana – SINU.

Il Premio Andrea Ghiselli guarda ai giovani ricercatori

Il riconoscimento nasce nel 2025 per ricordare Andrea Ghiselli, medico internista e figura di riferimento della nutrizione umana italiana, e per sostenere nuove generazioni di ricercatori.

Ghiselli è stato dirigente di ricerca del CREA Alimenti e Nutrizione e ha presieduto la commissione di revisione delle Linee Guida per una Sana Alimentazione. Il CREA lo ha ricordato quale medico internista “prestato” alla nutrizione, sottolineandone il rigore scientifico, la curiosità e l’impegno nella divulgazione.

Il Premio nasce anche da questa eredità: mettere la ricerca al servizio di una corretta cultura dell’alimentazione, creando un collegamento tra produzione scientifica, comunicazione e salute pubblica.

La seconda edizione prende una direzione precisa. Il tema scelto è “Impatto dell’alimentazione sul processo di invecchiamento in salute”, con l’obiettivo di valorizzare una tesi di dottorato capace di portare nuove evidenze sul rapporto tra nutrizione e healthy ageing.

La call è aperta fino al 30 novembre 2026. Possono partecipare i candidati che abbiano conseguito il titolo di Dottore di Ricerca negli ultimi due cicli accademici. Il riconoscimento prevede 2.000 euro netti, oltre all’iscrizione alla SINU per il 2027 nel caso in cui il vincitore non sia già associato.

La commissione comprenderà rappresentanti SINU, membri del Comitato Scientifico della Fondazione Istituto Danone e un esperto del settore. La premiazione è prevista nel febbraio 2027.

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Dalla dieta alla capacità di vivere bene gli anni

Parlare di alimentazione e invecchiamento non significa cercare un alimento capace di “fermare” l’età. La ricerca guarda piuttosto a modelli alimentari, qualità complessiva della dieta, adeguatezza dei nutrienti e rapporto tra alimentazione, attività fisica e salute metabolica.

L’OMS sottolinea che una dieta sana deve fondarsi su quattro principi: adeguatezza, equilibrio, moderazione e varietà. Alla base dovrebbero esserci soprattutto alimenti poco o non trasformati, con un’ampia presenza di frutta, verdura, cereali integrali e legumi, mentre va limitato il consumo di grassi poco favorevoli, zuccheri liberi e sodio.

Sono indicazioni lontane dalla logica delle diete miracolose e molto più vicine a un’idea di alimentazione quotidiana costruita nel tempo.

Anche il modello mediterraneo continua a occupare un posto importante nella ricerca sull’invecchiamento. Una meta-analisi pubblicata nel 2024, che ha incluso 28 studi e oltre 679mila partecipanti, ha osservato che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea era associata negli adulti più anziani a una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause e a risultati favorevoli anche sugli esiti cardiovascolari. Si tratta soprattutto di evidenze provenienti da studi osservazionali, quindi il dato va interpretato senza trasformarlo in un rapporto causa-effetto automatico, ma conferma l’interesse scientifico verso questo modello alimentare.

Il muscolo entra nel discorso sulla longevità

Quando si parla di invecchiamento in salute, il tema dell’alimentazione incrocia inevitabilmente quello della massa muscolare e della capacità fisica.

Con il passare degli anni diventa importante preservare forza e funzione muscolare, anche perché mantenere la capacità di muoversi in autonomia significa poter continuare a svolgere le attività quotidiane senza dipendere dagli altri.

Da qui nasce l’interesse della ricerca verso l’apporto di proteine, la qualità della dieta e il rapporto tra nutrizione e attività fisica. L’alimentazione, però, non può essere considerata separatamente dal movimento: la stessa OMS colloca dieta e attività fisica all’interno di un approccio complessivo all’healthy ageing.

Il principio è importante anche per chi oggi è lontano dalla terza età. L’invecchiamento è un processo che accompagna l’intero corso della vita e molte delle condizioni che contribuiscono alla salute negli anni successivi si costruiscono ben prima.

Prendersi cura dell’alimentazione a 40 o 50 anni, quindi, non significa prepararsi alla vecchiaia: significa investire sulla capacità di affrontare meglio le fasi successive della vita.

Colazione da campioni

Una ricerca che deve guardare oltre il singolo nutriente

Il valore del Premio Andrea Ghiselli sta anche nella scelta di puntare su ricerca rigorosa e multidisciplinare.

Il tema dell’invecchiamento, infatti, difficilmente può essere spiegato da un solo alimento o da un solo nutriente. Entrano in gioco metabolismo, composizione corporea, attività fisica, stili di vita, condizioni sociali, patologie, accessibilità del cibo e abitudini costruite nel corso degli anni.

Anche le attuali indicazioni sulla sana alimentazione insistono sulla necessità di considerare la dieta nella sua globalità. La SINU, del resto, riunisce studiosi ed esperti provenienti dai diversi ambiti della nutrizione e lavora attraverso gruppi dedicati a temi che vanno dalle diete vegetariane alla prima colazione, fino alle relazioni tra alimentazione e salute.

La sfida per i giovani ricercatori consiste quindi nel produrre evidenze in grado di chiarire quali relazioni siano realmente significative e quali strategie possano tradursi, in futuro, in indicazioni utili per la popolazione.

La lezione di Andrea Ghiselli: dalla ricerca alla divulgazione

La figura di Ghiselli assume in questo contesto un significato particolare.

Il CREA lo ha ricordato non soltanto quale ricercatore, ma anche per il ruolo avuto nel rapporto tra scienza e divulgazione. Nel 2025, un convegno organizzato dal CREA in sua memoria è stato dedicato proprio al passaggio “dalla ricerca alla divulgazione”, sottolineando l’importanza di comunicare i principi di un’alimentazione equilibrata in modo scientificamente corretto e comprensibile.

È un tema molto attuale. In campo alimentare, infatti, la distanza tra una ricerca preliminare e una promessa commerciale può ridursi rapidamente quando i risultati scientifici vengono semplificati o estrapolati.

Un premio dedicato ai giovani ricercatori può avere quindi una funzione che va oltre il riconoscimento accademico: sostenere un modo di fare scienza capace di distinguere le evidenze dalle mode e di restituire al pubblico informazioni comprensibili senza sacrificare il rigore.

La prima edizione e la nutrizione di precisione

La prima edizione del Premio, dedicata all’“Impatto della nutrizione sulla salute dell’uomo”, ha mostrato concretamente quale tipo di ricerca possa essere valorizzata.

La vincitrice è stata Sofia Lotti, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze, con la tesi “CHRONODIET: a randomised clinical trial to evaluate the effects of a chronotype-adapted diet on weight loss in overweight/obese subjects”.

Il lavoro ha studiato gli effetti di una dieta ipocalorica adattata al cronotipo individuale, cioè alle caratteristiche personali legate ai ritmi circadiani, valutandone gli effetti sulla perdita di peso, sulla composizione corporea e su alcuni parametri metabolici in persone con sovrappeso od obesità.

Il progetto rappresenta un esempio interessante di nutrizione di precisione, un ambito nel quale l’obiettivo è superare l’idea che una stessa strategia alimentare debba funzionare nello stesso modo per tutti.

Dal punto di vista editoriale, è anche una buona anticipazione di ciò che può arrivare dalla nuova edizione: meno slogan sulla “dieta perfetta” e più ricerca sui meccanismi che collegano alimentazione, metabolismo e traiettorie di salute.

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Dalla quantità degli anni alla qualità degli anni

La domanda che sta dietro al Premio Andrea Ghiselli può essere formulata in modo molto semplice: che cosa significa davvero invecchiare bene?

La risposta non coincide con l’assenza assoluta di malattie. Secondo l’OMS, una persona può vivere un processo di healthy ageing anche in presenza di condizioni croniche, purché riesca a mantenere, per quanto possibile, la propria capacità funzionale e le attività che attribuiscono valore alla sua vita.

Da questo punto di vista, mangiare in modo adeguato significa contribuire a un quadro più ampio nel quale alimentazione, movimento, sonno, prevenzione e ambiente si intrecciano.

La tavola, quindi, non è una scorciatoia per conquistare una vita lunghissima. È uno degli elementi che possono contribuire, insieme agli altri, a preservare nel tempo la capacità di vivere, muoversi, scegliere e partecipare.

Ed è proprio qui che la ricerca sull’alimentazione incontra quella sull’invecchiamento: non soltanto nel tentativo di aggiungere anni alla vita, ma nell’obiettivo più ambizioso di aggiungere capacità e qualità agli anni.

Il Premio Andrea Ghiselli 2026

La seconda edizione del Premio è aperta fino al 30 novembre 2026. Le candidature devono comprendere curriculum vitae, una sintesi della tesi di ricerca di massimo 300 parole, la tesi integrale e un documento di identità. La domanda va inviata a fondazioneistitutodanone@danone.com. Il vincitore sarà chiamato a presentare brevemente il proprio lavoro durante l’evento dedicato alla premiazione, previsto nel febbraio 2027.

Il riconoscimento promosso da Fondazione Istituto Danone e SINU porta così avanti una doppia direzione: ricordare una figura importante della nutrizione italiana e, nello stesso tempo, lasciare spazio alle ricerche che potranno contribuire a capire meglio il rapporto tra alimentazione e salute lungo l’intero arco della vita.

In una fase storica nella quale vivere più a lungo è già una realtà per una parte crescente della popolazione, la domanda diventa sempre più concreta: quali condizioni ci permetteranno di arrivare a quegli anni mantenendo il maggior grado possibile di autonomia e capacità?

La risposta passerà anche dalla ricerca. E, in parte, dalla tavola.

(S.R.)

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