Idratazione in montagna, alleata essenziale per la performance sportiva in quota

Idratazione in montagna: un’alleata essenziale per il benessere e la performance sportiva in alta quota. Il Professore Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation, spiega come in quota e in ambienti freddi il rischio di disidratazione aumenta e quali sono meccanismi fisiologici coinvolti.
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Con l’avvicinarsi delle vacanze invernali, cresce la voglia di montagna, di aria pura e diattività all’aperto, dalle escursioni in quota agli sport invernali praticati in ambienti freddi e ad alta altitudine.

Proprio queste condizioni ambientali attivano specifici meccanismi fisiologici che aumentano la perdita di liquidi corporei. Contrariamente alla percezione comune, infatti, il freddo e l’altitudine non riducono il fabbisogno idrico dell’organismo, al contrario, lo incrementano in modo progressivo, silenzioso e frequentemente sottovalutato.

Idratazione in montagna, alleata essenziale per la performance sportiva in quota

Con l’aumentare della quota, la riduzione della pressione parziale di ossigeno induce una serie di adattamenti fisiologici volti a migliorare l’ossigenazione dei tessuti.

Tra questi, un aumento della ventilazione polmonare e una maggiore diuresi.

Respirare più velocemente e più profondamente comporta una maggiore perdita di acqua attraverso le vie respiratorie, mentre l’incremento della diuresi favorisce l’eliminazione di liquidi ed elettroliti.

In quota aumenta il dispendio idrico

L’aria più secca delle alte quote accentua ulteriormente anche la dispersione di liquidi, mentre l’intensificazione dello sforzo fisico richiesto per attività come escursionismo, sci alpinismo o arrampicata contribuisce ad aumentare il dispendio idrico complessivo.

Il risultato è un bilancio idrico negativo che può instaurarsi rapidamente, anche in assenza di una sudorazione percepita come abbondante.

Inoltre, in ambienti freddi, il meccanismo della sete risulta attenuato e la vasocostrizione periferica, tipica delle basse temperature, riduce la percezione del bisogno di bere, inducendo molte persone a idratarsi meno del necessario nonostante le perdite continuino.

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La disidratazione in montagna 

Questa discrepanza tra fabbisogno reale e percezione soggettiva rende la disidratazione in montagna particolarmente insidiosa. Anche livelli moderati di disidratazione possono influire negativamente sulle funzioni cognitive, sulla coordinazione motoria e sulla capacità di termoregolazione, aumentando il rischio diaffaticamento, ipotermia e incidenti.

Mantenere un adeguato stato di idratazione in quota, che equivale indicativamente a circa 1,5 litri di acqua al giorno, da modulare in base all’attività svolta, è essenziale per sostenere la funzione cardiovascolare, il trasporto di ossigeno e il metabolismo energetico.

Un corretto apporto di liquidi contribuisce inoltre a prevenire cefalea da altitudine, crampi muscolari e cali di rendimento fisico, favorendo un adattamento più efficace alle condizioni ambientali estreme.

Il parere del Professore Alessandro Zanasi

“In montagna e in ambienti freddi l’organismo perde acqua in modo continuo, ma spesso impercettibile – afferma il Professore Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro della International Stockholm Water Foundation.

“La combinazione tra altitudine, aria secca e ridotta percezione della sete crea le condizioni ideali per una disidratazione in poco tempo. Mantenere un’idratazione adeguata non è solo una questione di performance, ma un vero e proprio fattore di prevenzione e sicurezza per chi pratica attività outdoor”.

(S.R.)

Fonti:
Hydration Status and Cardiovascular Function; Joseph C. Watso and William B. Farquhar; 2019
Alessandro Zanasi; Guida alle acque minerali in bottiglia; Ed. Gm Servizi; 2025
Enjoymaymag


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