Soli ma non persi: la mindfulness trasforma la solitudine in risorsa

Il 47% degli italiani si è sentito solo nell’ultimo anno. Un dato che pesa sulla salute mentale, ma anche fisica. Petit BamBou risponde con “Solitudine”, un programma di meditazione guidata in 10 sessioni per imparare ad accogliere questo stato d’animo, smettere di subirlo e riscoprire il valore dello stare con sé stessi.

Non è solo una sensazione passeggera. La solitudine è oggi riconosciuta come una questione di salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguarda una persona su sei nel mondo ed è associata a circa 871.000 decessi ogni anno.

Una su sei nel mondo: la solitudine è un’emergenza globale

In Italia la situazione non è diversa. Un’indagine SWG rivela che il 47% degli italiani si è sentito solo, isolato o escluso nell’ultimo anno.

Tra i giovani under 35 la quota sale al 64%. Numeri che sorprendono, ma che ci raccontano qualcosa di importante: sentirsi soli non significa necessariamente essere isolati. La solitudine percepita e l’isolamento sociale sono due dimensioni distinte, spesso indipendenti.

Loneliness e solitude: due parole, due esperienze

La lingua inglese fa una distinzione che in italiano si perde.

Loneliness è la solitudine involontaria, vissuta con sofferenza e disagio. Solitude è invece la solitudine scelta, uno spazio di ascolto, di riconnessione interiore, di crescita.

Da questa differenza parte “Solitudine”, il nuovo programma di meditazione di Petit BamBou, l’app di mindfulness più usata in Europa.

Il percorso è stato ideato da Javier García Campayo, medico psichiatra e professore all’Università di Saragozza, e guidato in italiano dalla voce di Manuel Mauri, psicologo clinico, psicoterapeuta e ipnoterapeuta.

10 sessioni per ritrovare sé stessi

Il programma si articola in 10 sessioni da circa 16 minuti, ispirate a mindfulness, auto-compassione, psicologia cognitiva e resilienza. Si rivolge a chiunque abbia visto le proprie relazioni indebolirsi nel tempo, o non sappia da dove iniziare per costruire nuove connessioni.

Le sessioni partono dal riconoscimento della propria condizione: capire da dove nasce il senso di solitudine, anche in relazione ai grandi cambiamenti della vita — un divorzio, un trasferimento, la pensione, la lontananza dai figli.

Si lavora poi su sé stessi: riconoscere i pensieri automatici che amplificano il disagio (“nessuno mi vuole bene”, “resterò sempre solo”) e imparare a trattarsi con più gentilezza.

Nella parte finale, il percorso apre al ritorno verso gli altri: ritrovare fiducia nelle relazioni, cercare nuove occasioni di incontro, costruire un “luogo sicuro” interiore.

La voce del programma: “Non è una fuga dagli altri”

“Quando parliamo di solitudine tendiamo spesso a pensare soltanto all’assenza degli altri”, spiega Manuel Mauri, voce guida del percorso. “Ma possiamo essere circondati da persone e sentirci comunque soli. Concedersi qualche momento da soli, senza sensi di colpa, può diventare una forma di cura di sé”.

L’obiettivo non è la solitudine a tutti i costi, ma l’equilibrio. Imparare ad ascoltare ciò che questa condizione ci racconta — le sue origini, i pensieri che la accompagnano, i bisogni che nasconde — per poi potersi riaprire alle relazioni con più consapevolezza.

Cinque pratiche per iniziare

Il programma offre strumenti concreti, applicabili anche fuori dalle sessioni di meditazione:

  • Osservare senza giudicare. Riconoscere la propria situazione senza autocritica è il primo passo. Trattarsi con gentilezza non è debolezza: è l’inizio del cambiamento.
  • Distinguere i fatti dai pensieri. “Resterò solo per sempre” non è una verità: è un pensiero automatico. Imparare a riconoscerli aiuta a vederli per quello che sono.
  • Rileggere il passato come risorsa. Ricordare le persone e le esperienze in cui ci si è sentiti sostenuti aiuta a ritrovare fiducia nella possibilità di creare nuovi legami.
  • Tornare verso gli altri un passo alla volta. Non serve forzare i tempi. Piccole occasioni di relazione, in contesti favorevoli, aiutano a ritrovare gradualmente sicurezza.

Cercare il guadagno nella perdita. Il principio zen “una perdita, un guadagno” invita a riconoscere anche nelle esperienze più difficili uno spazio di crescita personale.

Il programma “Solitudine” è disponibile sull’app Petit BamBou, scaricabile su dispositivi Apple e Android. L’app offre oltre 750 sessioni di meditazione in italiano su stress, ansia, sonno, relazioni e lavoro.

(P.P.)

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