Prevenire il Covid-19  riducendo lo zucchero 

Secondo un importante studio scientifico esisterebbe uno stretto legame tra lo zucchero e il Covid-19. Abbiamo voluto approfondire la notizia con il Dr. Attilio Speciani, Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica, che ci ha spiegato che diminuire l’assunzione di zuccheri può rivelarsi un importante strumento di prevenzione del Covid-19 e delle sue complicanze. Vediamo perché.

Esisterebbe una correlazione tra Covid-19 e lo zucchero e a rivelarlo è uno studio della Harvard Medical School, pubblicato il 7 ottobre su Cell Host & Microbe. Secondo questa scoperta, il livello di glicazione presente in un organismo sarebbe determinante per l’ingresso del virus del Covid-19 nella cellula umana. Ciò significa che il controllo (anche alimentare) degli zuccheri può essere un importante strumento di prevenzione del Covid-19 e delle sue complicanze.

Glicazione: che cos’è?

La glicazione è un processo chimico secondo il quale lo zucchero in eccesso (per alimentazione o predisposizione genetica) entra in una proteina o nel DNA, creando una situazione di ossidazione e infiammazione.

E’ possibile misurare il proprio livello di glicazione grazie al Glyco Test che rileva in anticipo gli effetti potenzialmente dannosi degli zuccheri (come fruttosio, glucosio, maltosio, sorbitolo, galattosio e altri) e dell’alcol.

Il Glyco Test può inoltre misurare la risposta ai cambiamenti nutrizionali e alla eventuale impostazione terapeutica. Rappresenta uno strumento rilevante per prevenire l’evoluzione diabetica così come quella di altre malattie infiammatorie

Lo zucchero è amico del Covid-19

Qual è la relazione fra zucchero, infiammazione e Covid?

Facciamo un passo indietro. In questi mesi abbiamo imparato a conoscere la proteina chiamata spikela proteina che “aiuta” il virus ad entrare nelle cellule.  La proteina spike “decora” la superficie del virus formando delle protuberanze caratteristiche e facendolo sembrare appunto una corona – da cui il nome “Coronavirus”.

Come la proteina spike sfrutta lo zucchero?

Per dirlo in maniera semplice e con parole di immediata comprensione,  è come se la proteina Spike del virus Covid-19 si “mascherasse” e  si ricoprisse di zucchero per riuscire a entrare indisturbata nelle nostre cellule. Il corpo, infatti, non è in grado di riconoscerla come nemica perché protetta dallo zucchero, un elemento necessario a molti processi del nostro corpo.

Una volta entrata, la proteina Spike si annida nelle cellule, si sviluppa e il virus si diffonde nel corpo. Meno zucchero la proteina troverà a disposizione nel nostro corpo, meno possibilità avrà di mascherarsi  per entrare.

Chi sono i soggetti a rischio

I soggetti più a rischio di contrarre il Coronavirus, secondo questo studio, sono quindi i prediabetici, cioè coloro  che sono a rischio diabete per stile alimentare o predisposizione genetica ma che ancora non hanno attuato pratiche preventive per ridurre la malattia (dieta, uso di insulina…). Chi soffre di diabete pare abbia fino a 7 volte più possibilità di contrarre il Covid-19.

Ridurre lo zucchero aiuta

A questo punto verrebbe da pensare di eliminare completamente gli zuccheri dalla propria dieta per non incappare nel rischio di contrarre il virus. Ma questo atteggiamento sarebbe del tutto sbagliato perché il nostro corpo ha assolutamente bisogno dello zucchero per compiere tantissimi processi.

Dobbiamo dunque imparare a identificarne le fonti dalle quali assumiamo lo zucchero e soprattutto a personalizzare la dieta. La personalizzazione infatti, è fondamentale!

Più verdura, meno frutta

Spesso si pensa che dedicare una giornata all’esclusivo consumo di frutta possa aiutarci a depurare l’organismo. Oppure spesso si decide di saltare la cena a favore di un bel piatto di frutta. Niente di più sbagliato! Se pensiamo di depurarci decidendo di fare una giornata a base di frutta siamo proprio fuori strada. La frutta è ricchissima di zucchero e va consumata in maniera moderata.

Certo, molto dipende dal nostro dispendio energetico e dall’attività fisica che pratichiamo. Se abbiamo una routine che prevede un training quotidiano, ad alto impatto, chiaramente possiamo concederci più frutta rispetto a chi passa ore seduto al computer.

Piccole attenzioni possono fare molto. Quando prendiamo uno smoothie ad esempio, proviamo ad evitare la frutta preferendo invece verdura di stagione come cetrioli, finocchi, sedano, carote ma anche rapa rossa e un tocco di curcuma.

I segnali d’allarme dell’infiammazione

Tutti siamo potenziali vittime del virus ma se impariamo a scorgere i segnali inviati del nostro corpo, forse possiamo evitare complicanze più gravi.

Il nostro corpo, infatti, ci fornisce segnali abbastanza chiari che indicano una possibile infiammazione dell’organismo dovuta ad una scorretta alimentazione (in questo caso, eccesso di zucchero).

  • Primo fra tutti i segnali, la tendenza a ingrassare prevalentemente nella parte addominale, mentre le gambe restano magre. Una pancia gonfia e sporgente indica chiaramente un eccessivo consumo di carboidrati e zuccheri. Attenzione all’alcool, ricchissimo di sostanze infiammatorie e zuccherine!
  • Disturbi dell’umore. Notevoli sbalzi d’umore possono essere il segnale che qualcosa non sta funzionando nella nostra dieta.
  • Riduzione delle mucose con conseguente comparsa di afte, congiuntiviti e candidosi. Spesso capita di avere afte in bocca che faticano a sparire anche con l’uso di medicinali, una possibile motivazione potrebbe essere proprio il troppo zucchero!

Perché si diffonde il virus

Abbiamo chiesto al Dr. Attilio Speciani perché proprio ora in questa epoca si stia scatenando una pandemia di tale portata che coinvolge ormai tutto il mondo.

La risposta, secondo il Dr. Attilio Speciani, sta proprio nello stile di vita e nella dieta troppo ricca di zuccheri. Cereali e legumi sono stati via via sostituiti da prodotti industrializzati, inoltre introduciamo nel nostro corpo elevate quantità di carboidrati sotto forma di pasta e panificati.

In questo contesto sociale con substrato zuccherino altissimo il virus trova terreno fertile per riprodursi e corpi predisposti a raggiungere il suo scopo.

14 novembre giornata mondiale del diabete

La soluzione potrebbe essere uno screening dall’approccio innovativo, in termini preventivi e nutrizionali, all’epidemia di diabete che sta crescendo nel mondo a ritmi vertiginosi: definire la glicazione significa, infatti, individuare i danni da zuccheri (misurando dei biomarcatori ben precisi) ben prima che si sviluppi un eventuale diabete.

Si calcola che Stati Uniti e Cina abbiano tra il 30 e il 33% di soggetti prediabetici inconsapevoli e che l’Italia, con il suo 16-18% stia inseguendo queste posizioni in modo pericolosamente rapido.

PerMè il test per valutare il nostro stato di salute

Il Gruppo GEK, sotto la direzione scientifica del dottor Attilio Speciani, sta perfezionando da alcuni anni lo studio della condizione infiammatoria (misurabile e documentata) correlata agli zuccheri e agli alimenti.

Il risultato è il test PerMè che, già a partire dal suo nome, invita a una riflessione, a una maggiore attenzione a sé stessi per compiere azioni volte al miglioramento della propria salute, integrando il valore della Personalized Medicine e valutando le risposte soggettive di ciascuno a zuccheri e alimenti.

Quattro i tipi di indicatori presi in esame:

– i livelli di citochine infiammatorie

– i prodotti di glicazione

– la predisposizione genetica alle principali malattie metaboliche

– il profilo alimentare personale

In sintesi, il test PerMè è lo strumento che valuta la predisposizione genetica a: obesità, steatosi epatica, diabete e malattie autoimmuni, analizza i livelli delle citochine infiammatorie BAFF e PAF, coinvolte anche nel metabolismo, i livelli dei prodotti di glicazione Metilgliossale e Albumina glicata e definisce il profilo alimentare individuale.

Il test PerMè, disponibile su tutto il territorio nazionale, si traduce immediatamente in comportamenti pratici gestibili da ogni persona.

E’ possibile acquistarlo in farmacia ed è molto semplice da fare.

Analisi dei livelli di glicazione

Un’analisi personalizzata dei livelli individuali di glicazione, infatti, consente di mettere in atto scelte alimentari che non vanno a eliminare gli zuccheri, ma ne guidano un uso consapevole, congruo con il proprio profilo personale.

E se, come dimostrato dai recenti studi, la glicazione, dovuta a glucosio, fruttosio, alcol e polioli usati nella dieta, sembra essere una delle concause più importanti nell’infezione da Covid-19, conoscerla e controllarla può aiutare la difesa  più di quanto pensato finora.

D’ora in poi, la prevenzione del Covid dovrà tenere conto anche dei livelli di infiammazione da alimenti e da zuccheri, due delle più importanti forme di infiammazione che possono essere misurate efficacemente con il test PerMè.

Per un approfondimento relativo al test PerMè e a tutti gli altri test GEK Lab correlati alla glicazione è possibile consultare il sito ufficiale.

Abbiamo parlato del Dr. Attilio Speciani anche in occasione della presentazione del suo libro “Le intolleranze alimentari non esistono”.  Trovate QUI un approfondimento sul tema delle infiammazioni da cibo e di come la dieta influisca sulle performance sportive.

(Alessandra Longo)

Photo Credits Unsplash

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