Le intolleranze alimentari non esistono, il dr. Speciani ci spiega perché

Intolleranze alimentari? La moderna immunologia rivela che artrite, dermatite, cistiti e candidosi recidivanti potrebbero derivare da infiammazione da cibo. Modificare alcune abitudini alimentari ci permette di riconquistare e mantenere il nostro stato di benessere. E il dr. Attilio Speciani ci spiega come fare, spiegandoci che le intolleranze alimentari, semplicemente, non esistono…

Quante volte vi è capitato di avere mal di testa improvviso, gonfiore addominale o irritazioni cutanee? Avete mai pensato che la causa potrebbe essere il cibo che ingerite?

Ma attenzione a parlare di intolleranze alimentari: secondo il Dr. Attilio Speciani (medico chirurgo, specialista in Immunologia clinica e Allergologia, docente Master di Nutrizione all’Università di Pavia, giornalista e scrittore) questi cibi definiti  “nemici” del nostro corpo, in realtà non esistono. Sì, avete letto bene: le intolleranze alimentari non esistono.

Le uniche due intolleranze accettate dalla scienza sono l’intolleranza al glutine (di tipo celiaco) e l’intolleranza enzimatica e biochimica al lattosio. Fine.

Il Dr. Attilio Speciani, che abbiamo incontrato in occasione di un pranzo healthy e gourmande al ristorante Plato di Milano, ci ha spiegato che alcuni alimenti, su base individuale, possono generare un incremento nel sangue (oltre che a livello intestinale) di alcune citochine. Le citochine sono  proteine prodotte da diversi tipi di cellule immunitarie che svolgono un ruolo importante nel controllo di fondamentali processi biologici, nella risposta immunitaria, nella regolazione dei processi infiammatori e nella crescita e differenziamento cellulare.

Quando si supera un individuale livello di soglia, le citochine infiammatorie smettono di essere un semplice “segnale di avvertimento” e inducono sintomi clinici o specifiche malattie, anche gravi.

Ecco che il concetto “siamo quello che mangiamo” si fa forte più che mai e dobbiamo imparare a non sottovalutare quello che “buttiamo” nella nostra pancia. A volte un po’ per la fretta e un po’ per la poca fantasia in cucina, finiamo col nutrirci sempre degli stessi alimenti o con pietanze già pronte, altamente industrializzate o raffinate e ricche di zuccheri, tutte sostanze dannose per il nostro organismo.  “C’è uno stretto rapporto tra nutrizione e benessere e si è diffusa la convinzione che l’assunzione di alcuni alimenti possa portare a disturbi generali quali colite, emicrania, alterazioni ormonali, artrite, malattie autoimmuni e alterazioni del metabolismo. L’immunologia moderna ha trasformato questi sospetti in fatti accertati e documentati da evidenze scientifiche, spiegando che quando il naturale e fisiologico rapporto con il cibo si altera, per eccessi alimentari o per la ripetuta introduzione di un determinato cibo, si generano segnali infiammatori misurabili che inducono e mantengono molte malattie. Attualmente invece, le evidenze scientifiche ci parlano di sole due intolleranze reali, come dicevamo in precedenza:  l’intolleranza immunologica al glutine, cioè la celiachia, e la reazione biochimica al lattosio (che non genera infiammazione). Il termine di “intolleranza”, per qualsiasi altra condizione, è scientificamente scorretto e genera confusione. Qualsiasi altro tipo di reazione correlata al cibo non può essere definita come intolleranza” afferma Attilio Speciani.

La moderna immunologia, dunque, ci spiega che artrite, dermatite, colite, cefalea ed emicrania, tosse, acne, riniti, gonfiori, cistiti e candidosi recidivanti potrebbero derivare proprio da infiammazione da cibo.

Ma come fare a scoprire se abbiamo un’infiammazione da cibo in corso? Esiste un semplice test denominato “Food Inflammation Test” che ci  aiuta ad analizzare il nostro stato di salute e, se necessario, modificare alcune delle abitudini alimentari per riconquistare e mantenere il proprio stato di benessere. Il test è veloce e indolore e consiste in un piccolo prelievo di sangue capillare da un polpastrello e la successiva analisi in un laboratorio specializzato.

Nel corso di qualche mese è possibile rifare  “amicizia” con i cibi che avevano causato l’infiammazione per riprendere una dieta variata e sana. Questo processo è reso possibile grazie alla reintroduzione dei cibi “incriminati” nel proprio piano di alimentazione in maniera graduale e controllata, un po’ come avviene durante lo svezzamento da neonati.

Il referto che viene inviato dal laboratorio di analisi è di per sé completo ed esaustivo e consente a tutti di seguire in completa autonomia la dieta di rotazione proposta. Sono infatti presenti tutte le indicazioni e le credenziali necessarie per accedere gratuitamente a MD4.me (Medical Doctor for Me), una piattaforma online dedicata ai pazienti dove è possibile, se vi fosse la necessità, richiedere una consulenza scientifica.

Un pranzo con Attilio Speciani

La scelta del locale per il nostro incontro con il dr. Attilio Speciani non è stata fatta a caso: Plato presta un’attenzione particolare alla realizzazione dei piatti prediligendo i cibi ricchi di vitamine, minerali, antiossidanti, fibre ma anche l’utilizzo di farine integrali per ottenere proposte bilanciate sotto il profilo nutrizionale. Il menù è frutto della collaborazione tra chef e nutrizionisti e ogni piatto vuole essere la corretta sintesi tra gusto e salute. Come le (indovinatissime) Tagliatelle di moringa (uno strepitoso superfood) con tartare di black angus, funghi e crema di cavolfiore… Un piatto che ha superato alla grande la “prova Speciani”…

Dr. Speciani come va composto un piatto per essere corretto dal punto di vista nutrizionale?

“Come afferma la Harvard Medial School fin dal  2011, il piatto deve essere diviso in tre parti: proteine, carboidrati e verdure,  ridando quota e importanza alle proteine. In Italia, ad esempio, c’è stato un calo incredibile di assunzione di proteine perché sono state date  indicazioni che affermano che le proteine fanno male. Le proteine fanno malissimo…solo se in eccesso! Ma se ne sei carente e non le introduci nella tua alimentazione  il tuo corpo non può  creare muscoli, ormoni sessuali e non sviluppi energia. Anche con la carenza di determinate sostanze possono insorgere delle infiammazioni, da qui nasce la visione evoluzionistica dell’infiammazione da cibo”.

Quali sono i cibi che ci fanno stare bene ?

“In generale bisogna imparare a variare il più possibile la dieta ed evitare di mangiare sempre le stesse cose, perché è proprio la continuità nell’assumere uno stesso alimento che potrebbe creare l’infiammazione.  Si è evidenziato come una stessa malattia  è in relazione con le abitudini alimentari della popolazione di riferimento e non con un cibo in particolare. Ad esempio, in Europa  le cause principali che provocano Il Morbo di Crohn sono latte, glutine e sostanze lievitate ma in Asia la stessa malattia è causata dall’assunzione di riso, soia e mais. Quindi non è ne colpa del riso ne colpa del glutine ma è colpa della ripetizione sistematica nell’assumere determinate sostanze”.

Come si guarisce da un’infiammazione?

“Una delle condizioni è iniziare a variare la propria alimentazione, sei obbligato per stare meglio al cambiamento. Il cambiamento è uno degli elementi fondamentali per  preservare la salute. Le persone che mangiano di più (ma bene) sono le persone che hanno un’inferiore incidenza di malattie tumorali perché mangiano più antiossidanti naturali. Mentre se si segue una dieta ipocalorica sistematica, con poche varabili  (sempre lo stesso pollo con riso e  zucchine per intenderci) il nostro organismo reagisce chiedendoci di introdurre altro e ci manda dei segnali”.

Esistono cibi da evitare completamente? 

“Non esiste un cibo nemico e non bisogna vivere un senso di privazione nell’eliminare un cibo ma semplicemente capire cosa ci fa stare meglio. È semplicemente necessario rieducare la tolleranza immunologica,  reintroducendo un determinato cibo nell’alimentazione in modo graduale,  con una tecnica del tutto simile allo svezzamento infantile.

Le regole da seguire, grazie al dr. Speciani, per cambiare alcune delle proprie abitudini alimentari per tenere sotto controllo l’infiammazione correlata al cibo per conquistare (e mantenere!) uno stato di reale benessere, sono dunque semplici: variare il più possibile la propria alimentazione, evitare di introdurre alimenti industrializzati ma prediligere frutta e verdure fresche (magari biologiche) e farine non raffinate, evitare il più possibile gli zuccheri semplici e, ovviamente, mai rinunciare a una moderata attività fisica quotidiana. Mai. MFM

 

La foto del dottor Speciani è di Enzo Tamborra.

Foto di Apertura: by Hector Bermudez on Unsplash

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