I cereali integrali sono un pilastro della dieta mediterranea e un alleato decisivo per il benessere quotidiano soprattutto per chi pratica sport. Ricchi di fibre, vitamine e composti bioattivi, contribuiscono a migliorare la gestione della glicemia, la salute intestinale e la sazietà. Per gli sportivi, rappresentano una fonte di energia più stabile e completa rispetto ai cereali raffinati. Secondo il dottor Giuseppe Fatati bisogna abbattere pregiudizi e falsi miti per riscoprire i benefici dei cereali integrali negli adulti e nei bambini e incrementarne il consumo. Il Whole Grain Day del 19 novembre ricorda l’importanza di inserirli più spesso nelle nostre abitudini quotidiane.

I cereali integrali sono un alleato decisivo per il benessere di chi fa sport (e non solo). Non sono solo una scelta salutare, ma un vero investimento sul benessere a lungo termine, soprattutto per chi conduce uno stile di vita attivo.
Grazie alla loro capacità di fornire energia graduale e prolungata, migliorare la digestione e supportare la performance, sono un ingrediente chiave nella dieta degli sportivi.
Ogni 19 novembre, il Whole Grain Day richiama l’attenzione su un gesto semplice ma essenziale per il benessere: scegliere i cereali integrali. Un’abitudine che, secondo gli esperti, può contribuire a vivere meglio e più a lungo ma che in Italia fatica ancora a diventare davvero quotidiana.
I cereali integrali, un alleato decisivo per il benessere di chi fa sport (e non solo)
I cereali integrali rappresentano una delle basi della dieta mediterranea, riconosciuta in tutto il mondo come modello di alimentazione equilibrata e sostenibile in tutte le fasce della vita. Secondo le Linee guida per una sana alimentazione del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura), almeno la metà delle porzioni giornaliere di cereali dovrebbe essere integrale.
Un obiettivo che permetterebbe di aumentare l’apporto di fibre, vitamine del gruppo B e composti bioattivi, utili a ridurre il rischio di malattie croniche come diabete e patologie cardiovascolari.
Inoltre, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) ha ribadito nella sua nuova Piramide Alimentare, quanto sia centrale il ruolo dei cereali integrali come base della dieta quotidiana.
Pasta, pane, riso e cereali- se integrali – offrono infatti benefici metabolici maggiori rispetto ai cereali raffinati: una maggiore sazietà e un rilascio di energia più bilanciato nel corso della giornata.
Non solo, un consumo regolare di cereali integrali si associa a una maggior longevità, a una flora intestinale più sana e a una migliore gestione della glicemia.
Come mai il consumo è ancora sotto la media
Nonostante i benefici riconosciuti e le raccomandazioni delle istituzioni, i dati mostrano che gli italiani ne consumano ancora troppo pochi. Le ricerche del CREA e della SINU evidenziano che solo una minoranza della popolazione sceglie regolarmente prodotti integrali.
Il dato è ancora più basso tra bambini e adolescenti: secondo l’Osservatorio Nestlé (2023), un bambino su cinque non mangia volentieri cereali integrali, un segnale che mostra quanto l’educazione alimentare debba partire presto, fin dalle prime fasi di crescita.
“I cereali integrali sono fondamentali per la salute perché apportano fibre, vitamine, minerali e antiossidanti e il loro consumo è collegato ad una riduzione del rischio di malattie” dichiara il Dottor Giuseppe Fatati, specialista in Medicina Interna e Scienza dell’Alimentazione e direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé.

Tra disinformazione e false verità
“Tuttavia, in Italia esiste ancora un considerevole ignoranza sull’importanza sui loro benefici. Oltre alla disinformazione si affianca un fattore psicologico per cui si tende ad associare il prodotto integrale a regimi dietetici e rinunce sul gusto – i cereali integrali vengono infatti percepiti come meno gradevoli, più costosi o difficili da inserire nella routine alimentare”. aggiunge il Dottor Giuseppe Fatati.
Per questo la Giornata Internazionale dei Cereali Integrali rappresenta un momento necessario per riflettere su quanto ancora resta da fare: un invito a riportare sulle nostre tavole una tradizione che appartiene alla dieta mediterranea, ma che oggi rischia di perdersi tra abitudini e disinformazione.
I principali ostacoli – e le opportunità – al consumo dei cereali integrali in Italia
Ecco, quindi, secondo l’esperto, quali sono i principali ostacoli -e le opportunità – al consumo dei cereali integrali in Italia:
Tempo di preparazione
I cereali integrali in chicco richiedono tempi di cottura più lunghi rispetto a pasta e riso raffinati. Una barriera pratica che può essere superata con una maggiore pianificazione dei pasti e informazione sulle modalità di cottura.
Mancanza di familiarità
Non tutti sanno come cucinare i cereali integrali in modo gustoso o vario.
Stile di vita e abitudine
Il consumo di cibi raffinati è radicato nelle abitudini alimentari degli italiani.
Consistenza e gusto
La presenza di crusca e germe rende i prodotti integrali diversi da quelli raffinati, e il loro gusto e la loro consistenza possono non piacere. Tuttavia, l’esposizione graduale ai prodotti integrali, come indicano alcune ricerche, favorisce l’adattamento e l’accettazione del sapore.
Disinformazione
A volte c’è confusione sull’etichettatura dei prodotti integrali, e non sempre è chiaro quali prodotti siano realmente integrali e quali no.
Mancanza di cultura:
Nello studio INHES (Italian Nutrition & Health Survey) il 45,3% dei non consumatori dichiara di non conoscere le proprietà dei cereali integrali; La diffusione di messaggi scientifici accessibili è quindi una leva centrale per promuoverne il consumo.
Scolarizzazione
L’informazione nutrizionale sui benefici dei cereali integrali è tanto più diffusa quanto maggiore è il grado di scolarizzazione.
Trascurabile presenza dei cereali integrali nei menu italiani
Un elemento tipico nel settore della ristorazione.
Percezione di un costo più elevato
O di una minore convenienza.
Mancata implementazione di campagne istituzionali di promozione del consumo di cereali integrali
E scarsa conoscenza del concetto di “nutrizione positiva”, che si traduce nell’incentivo al consumo di alimenti a dimostrata valenza protettiva (fino ad ora gli addetti ai lavori hanno dato consigli sui prodotti potenzialmente dannosi “nutrizione negativa”).

Favorire l’accesso per aumentare l’apporto
“È opportuno promuovere politiche e strategie mirate ad aumentare l’apporto di cereali integrali nella popolazione italiana – conclude il Dottor Fatati – affinché si raggiungano soglie utili per apportare benefici duraturi allo stato di salute”.
“Allo stesso tempo, è necessario migliorare la disponibilità e l’accessibilità dei prodotti integrali, specialmente nei contesti in cui si consumano abitualmente cereali raffinati, e abbattere i pregiudizi e i falsi miti che ancora ne frenano il consumo.”
Le evidenze scientifiche dimostrano quindi che non si tratta solo di “aggiungere fibra”, ma di aumentare il consumo del chicco intero – germe, crusca ed endosperma – per ottenere reali effetti salutari.
Una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo restano fondamentali, ma i cereali integrali sono un tassello chiave per costruire salute e longevità nel tempo.
(S.R.)